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Nel corso della sua carriera, Pietro Arnoldi è stato raccontato da critici, giornalisti e fotografi che hanno seguito da vicino il suo lavoro. Tra questi, il fotografo colombiano Leo Matiz, autore di celebri ritratti di Frida Kahlo, Diego Rivera e Gabriel García Márquez, che ha documentato il processo creativo dell'artista nel suo studio milanese.
Da quell'incontro è nata questa monografia: una raccolta di immagini, testi e testimonianze che raccontano non solo le opere, ma anche il gesto e la materia da cui prendono forma. La pubblicazione riunisce le fotografie di Leo Matiz e i testi poetici di Enzo Samaritani a racconto, attraverso il loro sguardo, dell'universo creativo di Pietro Arnoldi.
MONOGRAFIA
Sono nato a Taleggio, in provincia di Bergamo, nel 1955. Fin dagli inizi del mio percorso artistico ho sentito l'esigenza di esplorare linguaggi diversi, dalla pittura alla scenografia, dalla scultura al design. Ho avuto la fortuna di formarmi come allievo di Rovello, assistente di Achille Funi, esperienza che ha contribuito a costruire le basi della mia ricerca artistica. Nel corso degli anni ho lavorato con materiali differenti (ferro, vetro, legno) ma è proprio nel legno che ho trovato la mia dimensione più autentica. Le nostre mani hanno dimenticato la sensazione del legno, ormai non siamo più abituati a percorrerlo con le mani per scoprire i suoi nodi, le sue imperfezioni, il passaggio del tempo.
Ogni mia scultura è un dialogo tra ciò che il legno è stato e ciò che può ancora diventare. Gran parte del mio lavoro nasce dal recupero di legni antichi destinati all'abbandono. Utilizzo strumenti che appartengono al mondo dell'artigianato, come la motosega. Credo che oggi sia più che mai necessario superare la separazione tra arte e mestiere, riportando al centro il valore del fare e il rapporto diretto con la materia.
Vivo e lavoro a Milano, nel mio atelier di via Teramo. È uno spazio in cui convivono incontro, progettazione e sperimentazione. Realizzo opere scultoree, ma anche tavoli, sedute e complementi d'arredo che considero una naturale estensione della mia ricerca artistica. Mi interessa che l'arte possa entrare nella vita quotidiana e dialogare con l'architettura e con gli spazi che abitiamo.
Nel corso della mia carriera ho esposto in numerose città europee e internazionali; le mie opere fanno parte di collezioni pubbliche e private e ho avuto l'onore di inaugurare con una mia esposizione il Museo del Legno “Lignorama” di Riedau. Ancora oggi continuo a cercare nel legno la stessa cosa che mi ha affascinato fin dall'inizio: la possibilità di restituire nuova vita a una materia antica, trasformando il passaggio del tempo in forma, emozione e un racconto che possa contribuire all'esperienza intima dell'ambiente domestico.






















Sono nato a Taleggio, in provincia di Bergamo, nel 1955. Fin dagli inizi del mio percorso artistico ho sentito l'esigenza di esplorare linguaggi diversi, dalla pittura alla scenografia, dalla scultura al design. Ho avuto la fortuna di formarmi come allievo di Rovello, assistente di Achille Funi, esperienza che ha contribuito a costruire le basi della mia ricerca artistica. Nel corso degli anni ho lavorato con materiali differenti (ferro, vetro, legno) ma è proprio nel legno che ho trovato la mia dimensione più autentica. Le nostre mani hanno dimenticato la sensazione del legno, ormai non siamo più abituati a percorrerlo con le mani per scoprire i suoi nodi, le sue imperfezioni, il passaggio del tempo.
Ogni mia scultura è un dialogo tra ciò che il legno è stato e ciò che può ancora diventare. Gran parte del mio lavoro nasce dal recupero di legni antichi destinati all'abbandono. Utilizzo strumenti che appartengono al mondo dell'artigianato, come la motosega. Credo che oggi sia più che mai necessario superare la separazione tra arte e mestiere, riportando al centro il valore del fare e il rapporto diretto con la materia.
Vivo e lavoro a Milano, nel mio atelier di via Teramo. È uno spazio in cui convivono incontro, progettazione e sperimentazione. Realizzo opere scultoree, ma anche tavoli, sedute e complementi d'arredo che considero una naturale estensione della mia ricerca artistica. Mi interessa che l'arte possa entrare nella vita quotidiana e dialogare con l'architettura e con gli spazi che abitiamo.
Nel corso della mia carriera ho esposto in numerose città europee e internazionali; le mie opere fanno parte di collezioni pubbliche e private e ho avuto l'onore di inaugurare con una mia esposizione il Museo del Legno “Lignorama” di Riedau. Ancora oggi continuo a cercare nel legno la stessa cosa che mi ha affascinato fin dall'inizio: la possibilità di restituire nuova vita a una materia antica, trasformando il passaggio del tempo in forma, emozione e un racconto che possa contribuire all'esperienza intima dell'ambiente domestico.
Nel corso della sua carriera, Pietro Arnoldi è stato raccontato da critici, giornalisti e fotografi che hanno seguito da vicino il suo lavoro. Tra questi, il fotografo colombiano Leo Matiz, autore di celebri ritratti di Frida Kahlo, Diego Rivera e Gabriel García Márquez, che ha documentato il processo creativo dell'artista nel suo studio milanese.
Da quell'incontro è nata questa monografia: una raccolta di immagini, testi e testimonianze che raccontano non solo le opere, ma anche il gesto e la materia da cui prendono forma. La pubblicazione riunisce le fotografie di Leo Matiz e i testi poetici di Enzo Samaritani a racconto, attraverso il loro sguardo, dell'universo creativo di Pietro Arnoldi.
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