Vivimilano. belle arti. UN CREATIVO MOLTO ORIGINALE: PIETRO ARNOLDI

Lo scultore in motosega

" Mio papa' era falegname. . . "

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ UN CREATIVO MOLTO ORIGINALE: PIETRO ARNOLDI TITOLO: Lo scultore in motosega "Mio papa' era falegname..." - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - La sua e' una perenne sfida, con la natura, con la materia e con lo strumento con cui doma e plasma antiche travi in legno e tronchi di alberi secolari fino a trasformarli in opere d' arte. Fin qui non c' e' niente che distingua lo scultore quarantenne Pietro Arnoldi da tanti altri piu' illustri suoi colleghi. Cio' che rende unico il suo scolpire e' proprio lo strumento: una motosega, con cui Arnoldi ha gia' dato prove di abilita' nelle piazze di Milano e ai giardini di via Palestro, dove ha creato ed esposto le sue opere in una mostra personale, davanti agli occhi sconcertati dei passanti. Da una grande trave tarmata, in meno di un' ora si vede venir fuori un corpo sinuoso, liscio e levigato, dalle linee slanciate verso l' alto in cerca di una qualche armonia con il cielo. Figlio di un falegname, Arnoldi e' nato e vissuto fino a 24 anni in un paesino del Bergamasco, dove a 16 anni ha iniziato a dipingere. A quei tempi lavorava in una fabbrica di carta e colori e, alla sera, trascorreva ore e ore da solo a esercitarsi in quello che ancora non sapeva sarebbe diventato il lavoro della sua vita. Nel 1979 si trasferi' a Milano per trovare un metodo di lavoro tutto suo, che si staccasse dalla tecnica acquisita nello studio bergamasco di Rovella, assistente di Funi all' Accademia di Brera. "Sperimentavo giorno e notte e intanto cercavo di vendere le mie opere attraverso le Gallerie, ma le cose non andavano a gonfie vele", dice Arnoldi. Cosi' decise di uscire per strada e aggregarsi a "Quelli di via Bagutta", veterani dell' arte da strada che in quegli anni andava di gran moda. Sperimenta e sperimenta finche' decide che la sua strada non e' la pittura ma la scultura. Nell' 84 fa il grande passo e inizia a scolpire, anche nelle piazze. "Voglio far conoscere alle persone come puo' uscire una scultura da un pezzo di legno, che e' il materiale che piu' mi e' congeniale. Forse perche' mio padre era falegname" spiega lo scultore. E continua: "Il legno da scultura e' legno da recupero. Un tronco vecchio ha gia' i suoi movimenti, le sue linee di spaccatura. Cosi' adeguo la mia idea al suo corpo. E un legno che non da' sorprese, non si spacca a scultura terminata, non si deforma. In quello nuovo, invece, si formano crepe improvvise". Ma perche' proprio la motosega? "L' ho comprata per sistemare una baita in montagna e da li' ho iniziato a vedere fin dove potevo padroneggiare il mezzo. Dalla baita alle figure astratte, fino ad arrivare al figurativo, ai ritratti. E una sfida continua. La motosega mi permette di realizzare un' idea in un attimo, e mette alla prova anche la mia capacita' di sintetizzare l' immagine e riprodurla in un tempo di lavorazione immediato. Oggi faccio con piu' facilita' un ritratto con questo strumento che con la matita e posso sbizzarrirmi in altre sfide, superare altre difficolta' , non ultima quella di essere compreso". Ma essere compreso non sembra essere il vero obiettivo di Pietro Arnoldi. La sua passione e' l' arte e la sperimentazione. Ha fatto della sua casa studio milanese di via Teramo un punto d' incontro per pittori, scultori, ballerini e musicisti che si ritrovano periodicamente a "casa Arnoldi" per mostrarsi davanti a un pubblico eterogeneo e curioso. "Se uno e' artista lo e' perche' sperimenta e non perche' e' artigiano delle proprie cose", conclude Arnoldi.

Cantoni Valeria
 

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(6 dicembre 1995) - Corriere della Sera